Bonifiche, risanamento, riconversione, lavoro: Industria siracusana all’anno zero?

Se l’industria Italiana è in crisi, quella siracusana lo è forse di più.

Dalla sua costruzione -datata metà anni cinquanta- ad oggi la zona industriale siracusana ha vissuto fasi diverse, alternando momenti di crisi a stagioni di forte espansione e sviluppo. Nata come polo della raffinazione è stata interessata, nel corso degli anni sessanta e settanta, dall’insediamento di stabilimenti del settore chimico che l’hanno trasformata nel più grande polo petrolchimico italiano e uno dei maggiori in Europa, soprattutto per capacità produttiva. Nel corso degli anni ha garantito un assetto occupazionale importante, e rappresentato la metà del pil provinciale. Sul piano sanitario e ambientale, dopo una prima fase di inquinamento diffuso, grazie a sistemi di regolamentazione più stringenti e un’attenta sensibilità ambientale delle istituzioni e della popolazione, gli impatti sulla salute e l’ambiente hanno registrato un significativo miglioramento. Ma molto si può ancora fare.

Oggi la zona industriale di Siracusa è attraversata da una nuova crisi, questa volta profonda e complessiva. Manca una visione di futuro, organica e di sistema. Rispetto al contesto internazionale in continuo mutamento l’industria italiana, e soprattutto quella siracusana, sembrano inchiodate a modelli di produzione vecchi e superati. Il tasso occupazionale è sceso vertiginosamente. La competitività economica segna il passo. L’impatto sulla economia di sistema, locale e regionale, si è ridimensionato.

Scorriamo velocemente le vertenze aperte e le crisi industriali.

  • Sasol: nel 2025 viene firmato l’accordo- l’unica a non firmare è la Uil- per ridurre l’assetto occupazionale. Si ferma l’impianto della paraffina e 65 lavoratori perdono il posto di lavoro. Con la guerra in Iran la Paraffina, materia prodotta da Sasol, è tornata ad essere competitiva e quindi si decide di riavviare l’impianto entro il 2026. Sul piano occupazionale però non sembrano esserci ripensamenti.
  • Sonatrach: dopo la fermata generale del 2025 è sostanzialmente concentrata nella realizzazione del Biox, progetto che prevede la costruzione di un depuratore interconnesso con il resto della raffineria. Altri investimenti dovrebbero interessare l’energia verde con l’obiettivo di produrre energia per uso interno allo scopo di immettere meno gas in rete e quindi abbattere le emissioni.
  • Eni Versalis: dopo l’accordo siglato nel 2025 da Eni, Cisl, UIL, Regione Sicilia, Ministro Urso e altre associazioni si procede con lo smantellamento dell’impianto Cracking di Priolo. Quello di Brindisi, rimasto in conservazione, non si smantella più e viene messo in vendita. Eppure Brindisi doveva fare la fine di Priolo. Il governo ha dimostrato che l’idea è sempre stata quella di salvare Brindisi e chiudere Priolo. Quindi a Brindisi la chimica resta e si investe pure sulla transizione energetica, con un tasso di occupazione pressoché invariato. A Priolo si chiude la chimica e si promette di costruire una Bioraffineria. Il numero di occupati diretti e indiretti di una Bioraffineria è parecchio più basso rispetto al cracking. Sulla Bioraffineria è in corso il permitting (il permitting è la rete di autorizzazioni che attesta la compatibilità di un’opera con ambiente, territorio e sicurezza). Eni ogni tanto ci informa che le cose procedono bene. Noi, sommessamente, siamo molto preoccupati.
  • GoiEnergy: la raffineria è stata venduta a Ludoil, anche se Goienergy rimane socio di minoranza. L’obiettivo sembra essere quello di fare della Isab una grande area di stoccaggio di prodotti lavorati. Ludoil, infatti, è un’azienda leader nella commercializzazione di prodotti petroliferi e sembra poco intenzionata a investire in un revamping (ammodernamento e ristrutturazione) e riconversione degli asset. Non sarà un caso che gli investimenti annunciati sono quasi pari a zero. Anche in Isab si muovono due progetti green. Uno, più avanzato, è  sull’idrogeno verde. Quest’ultimo sembra pensato per fornire energia agli asset interni e non al territorio per favorire una riconversione della zona industriale.
  • Punto Cugno: l’area è scelta per la cantieristica dell’Eolico offshore. Augusta e Taranto i due porti scelti dal governo. Se non si costruisce una cantieristica orizzontale, cioè fornita da ditte e indotto qualificato a supporto dell’eolico offshore il rischio è che Punta Cugno diventi un’area di stoccaggio dei pezzi costruiti altrove per poi essere caricati e spediti. Insomma una cantieristica parziale per tenere altrove il nocciolo dell’industria green. Gli occupati previsti nell’opzione cantieristica orizzontale circa 500. Nella versione dell’area di stoccaggio scendiamo a circa 200.
  • B2G: la centrale termoelettrica ex Erg Power licenzia unilateralmente. È in corso una vertenza sindacale. L’azienda ha informato che intende raffreddare la produzione. Ridurla e riprogrammarla in funzione delle commesse. La conseguenza è la riduzione del personale. Cgil e Uil contestano questa decisione con due motivazioni: disattese le promesse sugli investimenti green, promessi all’atto della compravendita dell’asset, e contestate le decisioni unilaterali dell’azienda di trasferire in Abruzzo il personale senza posizioni.
  • IAS: l’impianto di proprietà della a Regione resta coinvolto in vicende giudiziarie e sembra destinato a diventare il depuratore di alcuni comuni della provincia. Nato per contrastare l’inquinamento industriale rischia di finire nelle secche di un futuro domestico, scollegato dalla grande industria, non più asset strategico funzionale alla realizzazione di un comparto industriale sostenibile sul piano ambientale, economico e occupazionale.

Nel mentre la crisi assume dimensioni sempre più preoccupanti dall’indotto si registrano tracolli occupazionali.

Nel comparto edile l’occupazione si è ridotta del 20%. In quello metalmeccanico si sono persi 500 posti di lavoro nell’anno 2025. Nel settore degli elettrostrumentali l’occupazione è scesa seppure con numeri meno allarmanti.

Il tema della bonifica e del risanamento del territorio, della riconversione degli asset nel solco della transizione energetica e del rilancio occupazionale rimane sullo sfondo, dimenticato dalla politica di governo.

Rispetto a questo Avs ha sensibilizzato i propri parlamentari nazionali (v. interrogazione sen. Magni su Eni – Versalis) e ha avanzato delle proposte, che riassumo qui: fondi pubblici per il risanamento e la bonifica del territorio; investimenti per la decarbonizzazione degli asset esistenti; idrogeno verde ed Eolico Offshore; implementazione dell’industria del recupero e riutilizzo delle materie prime rare; rilancio industriale di Ias.

Sebastiano Zappulla

Segretario provinciale SI-AVS Siracusa

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