Il dibattito politico di questi ultimi giorni, fra i molti temi, ha visto emergere con forza la questione della “patrimoniale”, ovvero di una riorganizzazione del sistema fiscale che parta dal riconoscimento della necessità che il ristrettissimo ceto privilegiato che gode oggi di enormi patrimoni e di ampie possibilità di evadere o eludere le tasse sia finalmente sottoposto ad una imposizione che, “limando” le ricchezze più imponenti, renda disponibili somme significative da utilizzare per esigenze sociali diffuse in settori strategici della vita pubblica: scuola, sanità, ambiente, welfare ecc..
L’importanza della questione è messa in chiara evidenza dalla reazione della destra di governo e dei suoi giornali di riferimento, che da giorni strillano scandalizzati su queste proposte e chiamano alle armi il cosiddetto ceto medio, o ancor più genericamente la “gente” nelle cui tasche un eventuale governo di sinistra metterebbe le sue avide mani per depredare il frutto dei sudati risparmi. Con maggiore compostezza, ma non minore decisione, la proposta è avversata anche dagli esponenti della borghesia “liberale”, sempre attenti a riconoscere le insidie autentiche per i propri privilegi.
Sul tema, AVS, e Sinistra Italiana in particolare con l’iniziativa promossa a Milano insieme ai partiti della European Left Alliance, ha acquisito una posizione centrale e trainante, che richiederà nei prossimi mesi un lavoro negoziale per trovare una posizione comune con i partiti del fronte progressista e della costituenda coalizione ma, soprattutto, un tenace, capillare lavoro di informazione e convincimento dei cittadini che impedisca il consolidarsi delle menzogne strumentali che la Destra produrrà e tenterà di diffondere sull’argomento.
Nessuna delle ipotesi finora circolate considera come destinatari del nuovo regime fiscale patrimoni inferiori ai due milioni di euro: non esattamente le somme di solito a disposizione del ceto “medio” o della gente comune. Le aliquote considerate preleverebbero somme modeste per i detentori di tali patrimoni, ma complessivamente importanti e utilissime per dotare i governi di risorse necessarie per interventi strutturali a beneficio proprio delle fasce sociali che secondo la propaganda della Destra dovrebbero temere simili provvedimenti.
Del resto, a sottolineare il carattere paradossale delle polemiche sollevate dagli avversari delle riforme proposte, sta il fatto che fra gli stessi super ricchi mondiali cresce il numero di coloro che chiedono di essere sottoposti ad una maggiore tassazione: nel Gennaio di quest’anno quasi 4000 milionari e miliardari appartenenti a 24 paesi del G20 e capitanati da Abigail Disney, erede della dinastia omonima, hanno sottoscritto una lettera aperta nella quale si chiede appunto di aumentare il prelievo fiscale sui più ricchi come strumento per difendere “le nostre democrazie, le nostre comunità, il nostro futuro” e hanno sottolineato come la concentrazione crescente di ricchezza in pochissime mani e l’aggravarsi delle disuguaglianze sociali metta a rischio la coesione sociale e la qualità della democrazia. Anche recenti sondaggi sull’orientamento degli italiani indicano un vasto consenso sulla proposta di patrimoniale, consenso oltretutto trasversale rispetto alle appartenenze politiche.
Insomma, dopo anni di dominio dell’ideologia neoliberale “trickle down”, secondo cui il problema principale di cui la politica doveva occuparsi era favorire in ogni modo la creazione (e i creatori) di ricchezza per permettere che questa “sgocciolasse” poi a beneficio anche dei gruppi sociali inferiori, si va diffondendo la constatazione che quel modello non solo non genera benefici diffusi oltre la classe dei plutocrati, ma che è anzi fonte di sfiducia sociale, di discredito della democrazia e delle sue istituzioni, di ingiustizia e di disagio sociale crescente.
Si apre quindi una fase di battaglia politica e culturale che va condotta su più livelli, con intelligenza e determinazione, su un tema che potrà essere dirimente per la costruzione di una alleanza politica, oltre che elettorale, vincente e incisiva.
Franzo Bruno
