La Commissione Industria del Senato ha approvato una risoluzione sull’area di crisi industriale complessa di Gela, accendendo nuovamente i riflettori su uno dei territori simbolo della transizione industriale italiana.
Nel corso dell’esame del provvedimento, un contributo significativo è arrivato dalle integrazioni proposte dal senatore Tino Magni, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra in Commissione, elaborate anche grazie al confronto con il territorio e con Sinistra Italiana Siracusa. Le proposte hanno contribuito a rafforzare il carattere sociale, ambientale e partecipativo del piano di riconversione, introducendo temi come il monitoraggio costante degli interventi, il coinvolgimento delle parti sociali, il sostegno all’economia circolare, l’accelerazione delle bonifiche e la creazione di nuova occupazione stabile.
Il documento approvato fotografa una situazione caratterizzata da ritardi, criticità e opportunità ancora inespresse, impegnando il Governo ad accelerare gli interventi necessari per il rilancio economico, occupazionale e ambientale dell’area.
Dieci anni di riconversione tra luci e ombre
La storia recente di Gela è strettamente legata alla crisi del settore della raffinazione petrolifera e al percorso di riconversione industriale avviato nel 2014 attraverso un protocollo d’intesa sottoscritto da Governo, Regione Siciliana, Comune di Gela, ENI, organizzazioni sindacali e rappresentanze imprenditoriali.
L’obiettivo era costruire un nuovo modello di sviluppo fondato sulla transizione ecologica, sulla diversificazione produttiva e sulla creazione di nuove opportunità occupazionali.
Da quel percorso sono nati progetti importanti come la Green Refinery, gli investimenti nelle energie rinnovabili, le attività logistiche legate al porto e i programmi di bonifica ambientale.
Nel 2015 il territorio gelese è stato riconosciuto come Area di Crisi Industriale Complessa e nel 2018 è stato approvato il Progetto di Riconversione e Riqualificazione Industriale (PRRI), sostenuto da risorse nazionali e regionali per circa 25 milioni di euro.
Fondi disponibili ma risultati ancora insufficienti
Nonostante gli strumenti messi in campo, i risultati raggiunti finora sono stati inferiori alle aspettative.
Secondo i dati richiamati dalla Commissione, al 30 giugno 2025 il tasso di utilizzo delle risorse nazionali disponibili per Gela si fermava al 20,5%, il più basso tra tutte le aree di crisi industriale monitorate nel Paese.
Tra il 2016 e il 2025 soltanto tre dei sei progetti presentati sono stati ammessi alle agevolazioni previste.
Numeri che evidenziano come le risorse disponibili non siano riuscite a trasformarsi in una reale capacità di attrarre investimenti, creare nuova occupazione e sostenere il tessuto produttivo locale.
Le infrastrutture restano il grande problema
La risoluzione individua nelle carenze infrastrutturali uno dei principali ostacoli allo sviluppo del territorio.
Il Senato chiede infatti di accelerare il completamento delle opere considerate strategiche per la Sicilia sud-orientale e per l’intera area gelese.
Tra queste figurano:
- il completamento dell’autostrada Siracusa-Gela;
- la realizzazione del collegamento Gela-Castelvetrano;
- il potenziamento e la piena funzionalità del porto di Gela;
- il ripristino della linea ferroviaria Gela-Niscemi-Caltagirone-Catania;
- la messa in efficienza delle dighe Comunelli e Disueri.
Secondo la Commissione, senza infrastrutture moderne e collegamenti efficienti sarà difficile attrarre nuovi investimenti produttivi e creare le condizioni necessarie per una reale diversificazione economica.
Bonifiche e tutela ambientale ancora in ritardo
Tra i temi più urgenti evidenziati dal documento vi è quello delle bonifiche ambientali.
Il Sito di Interesse Nazionale (SIN) di Gela, istituito ormai oltre vent’anni fa, presenta ancora numerosi interventi incompiuti e aree che necessitano di risanamento.
Particolare attenzione viene rivolta alla situazione del fiume Gela e della sua foce, interessati negli anni da fenomeni di inquinamento che hanno prodotto conseguenze significative sull’ambiente e sulla salute pubblica.
Per il Senato il completamento delle bonifiche rappresenta una precondizione indispensabile per qualsiasi progetto di sviluppo industriale sostenibile.
Lavoro e ricollocazione dei lavoratori
La Commissione richiama inoltre la necessità di garantire continuità agli ammortizzatori sociali per i lavoratori ancora in attesa di ricollocazione.
Durante le audizioni è stato infatti evidenziato che decine di lavoratori dell’indotto storico attendono ancora una prospettiva occupazionale stabile.
L’obiettivo indicato è quello di collegare maggiormente le misure di sostegno al reddito ai percorsi di formazione e riqualificazione professionale necessari per l’inserimento nelle nuove filiere produttive.
Più sostegno alle piccole e medie imprese
Una delle criticità maggiormente segnalate riguarda l’accesso agli incentivi da parte delle piccole e medie imprese.
Le procedure risultano spesso complesse, i requisiti economico-finanziari troppo rigidi e i tempi delle istruttorie e delle autorizzazioni eccessivamente lunghi.
Per questo motivo il Senato chiede una revisione dei criteri di accesso, l’introduzione di strumenti specificamente dedicati alle PMI e un rafforzamento dell’assistenza tecnica alle imprese che intendono investire nel territorio.
Le proposte di Tino Magni e Sinistra Italiana Siracusa
Tra gli elementi più importanti introdotti dalle integrazioni proposte dal senatore Magni figura la richiesta di una cabina di regia permanente in grado di monitorare costantemente lo stato di attuazione degli interventi, verificare il rispetto dei cronoprogrammi e garantire maggiore trasparenza sull’utilizzo delle risorse pubbliche.
Particolare attenzione è stata inoltre dedicata al coinvolgimento stabile delle organizzazioni sindacali, delle associazioni datoriali, delle istituzioni locali e dei livelli regionali e nazionali nel percorso di riconversione industriale.
Le integrazioni hanno anche evidenziato la necessità di destinare una quota significativa delle risorse del PRRI a progetti di economia circolare, ecodesign e simbiosi industriale, favorendo le piccole e medie imprese capaci di ridurre la produzione di scarti e promuovere modelli produttivi più sostenibili.
Sul fronte ambientale è stata avanzata la richiesta di un piano straordinario di monitoraggio dei siti di smaltimento e delle aree contaminate, finalizzato ad accelerare le bonifiche e il recupero dei terreni interessati da decenni di attività petrolchimica.
Grande attenzione è stata riservata anche alla creazione di nuova occupazione stabile nei settori del riciclo avanzato e delle bioenergie, prevedendo specifiche tutele per i lavoratori provenienti dall’ex indotto industriale.
Infine, tra le proposte avanzate, assume particolare rilievo l’integrazione della strategia industriale con un piano straordinario di efficientamento idrico per sostenere le aziende agricole dell’area Gela-Vittoria, sempre più colpite dagli effetti della crisi climatica e della siccità.
Una sfida decisiva per il futuro della Sicilia
La risoluzione approvata dal Senato riconosce che il percorso di riconversione industriale di Gela non può dirsi concluso e che, a oltre dieci anni dall’avvio del processo, permangono ritardi che rischiano di compromettere le opportunità di sviluppo del territorio.
Allo stesso tempo emerge con forza la necessità di una visione capace di tenere insieme lavoro, ambiente, innovazione, infrastrutture e giustizia sociale.
In questa direzione si inserisce anche il contributo di Sinistra Italiana Siracusa, che ha partecipato all’elaborazione delle proposte presentate dal senatore Tino Magni, sostenendo una prospettiva di riconversione industriale fondata sulla sostenibilità ambientale, sulla qualità del lavoro e sulla partecipazione attiva delle comunità locali.
Perché il futuro di Gela non riguarda soltanto una città o un’area industriale, ma rappresenta una sfida strategica per l’intero Mezzogiorno e per il modello di sviluppo che si intende costruire nei prossimi anni.
Francesco Azzaro
